sono arrivate le magliette...
nere, viola, blu, arancione, rosse, verdi, azzurre
piccole, medie, grandi, maxi
8 euro in benefit per la ladyfest
T-SHIRT BENEFIT
24 Luglio, 2007 11:14
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VIOLENZE PSICOLOGICHE SULLE DONNE
Quante donne le subiscono quotidianamente, al lavoro, nel loro ambiente intimo e sono “impedite” di vivere senza che questo mobiliti una qualsiasi solidarietà. Quanto tempo ci vorrà ancora perché queste violenze trovino un inizio di riconoscimento?
Quali sono queste violenze?
- Minacce sull’integrità fisica della persona
- Pressioni psicologiche che privano la persona dei diritti fondamentali (diritto di non aver paura, paura di abitare a casa sua, di prendersi cura di sé, di godere tranquillamente di quello di cui ha bisogno, di non essere cacciata dal proprio luogo intimo, che questo spazio sia rispettato
Quali sono le conseguenze di queste violenze per chi le subisce?
- Senso di colpa di non aver fatto tutto il possibile per non riscattare le violenze
- Incapacità di reagire di fronte alle aggressioni
- Confusione, paura
- Incapacità di reagire negli atti normali della vita
- Desiderio di rompere definitivamente con il passato ma impossibilità di farlo concretamente
- Depressione, idee di suicidio
Quali sono le reazioni generali delle persone vicine?
- Fuggire la situazione
- Non prendere posizione
- Non cogliere l’urgenza della situazione, prendere tempo
- Non fare niente
- Non rispondere alle richieste di aiuto
- Prendere posizione a favore della o delle persone che fanno queste violenze
- Rispondere alle richieste di aiuto con reazioni che danno ragione a chi aggredisce
- Non aiutare la persona vittima di violenze per paura di aggravare le reazioni violente del suo carnefice se questo aiuto venisse scoperto
Quali potrebbero essere le reazioni delle persone vicine?
- Prendere posizione: nella situazione, c’è una vittima chiaramente identificabile: quella che viene picchiata, quella che riceve le minacce, quella che si ritrova sulla soglia della porta (mentre l’altro rimane a vivere in casa) e che può tornare a casa solo se e quando lo vuole l’altro.
- Aiutare la persona vittima di violenza ad esprimersi su queste violenze senza che la parola le sia ritirata rapidamente
- Accettare senza ambiguità che è vittima di queste violenze bandendo l’idea di condivisione delle responsabilità di quello che sta accadendo
- Aiutarla concretamente a elaborare azioni che l’aiutano a ritrovare una parte di autonomia e aiutarla a riprendere decisioni per la propria vita
- Prendere in considerazione che queste violenze sono possibili perché si è creato una situazione di isolamento intorno alla persona collegata alla situazione di violenza fatta nella sfera privata
- Prendere in considerazione che per motivi vari e complicati, la donna non accusa il suo carnefice
- Non credere il carnefice quando si presenta nella sfera pubblica come quello che “protegge” la vittima, (es.: “ho rotto la porta per aggiustare la sua lavatrice guasta”, “la sostengo nella sua depressione” ovvero “non credete a quello che dice lei, non sta bene”)
- Quando un atto limita quello che lei sta subendo, seguono rappresaglie dall’altro che pensa sempre di aver ragione, quindi aiutare ad affrontarle
LA DONNA VIENE IMPEDITA: è convocata senza sosta in quel luogo, dentro di sé, dove è fragilizzata, dove non può reagire per motivi che le appartengono e sui quali, anche se li conosce, non può agire: come non poter correre via quando è l’unica cosa da fare per salvarsi.
Questo mio contributo è la descrizione di una situazione che sto vivendo a causa di due persone che ospitavo da due anni per evitare loro una pena di prigione.
Questo ci porta a pensare alla questione di “giustizia”, di “punizione”
Quali sono i processi dei nostri gruppi affini per quanto riguarda la punizione?
Ad esempio una persona che mangia la carne in un gruppo di persone vegetariane.
Cosa succede che fa si che non appartiene più al gruppo? Quali sono i danni sulla persona si osservano in questo processo di rigetto progressivo o violento?
Non appartenere più al gruppo in seguito a norme di questo gruppo non è una punizione?
Nel caso dello stupro negli spazi collettivi, quando la strategia scelta è che lo stupratore non sia più accettato in nessun spazio collettivo è una punizione, ma lascia a disposizione dello stupratore tutte le altre donne della terra che non sono protette dalla legge del gruppo. Possiamo accontentarci di questa “giustizia sbrigativa”? Non dobbiamo andare avanti nella riflessione?
Come proteggere una donna vittima di violenze?
Quanto tempo impegnarsi?
Come sostenere una donna vittima di violenze coniugali che appella alla giustizia per proteggersi?
Di fronte al disimpegno delle persone che ci circondano, come fidarsi di un gruppo sul lungo termine per una protezione efficace?
Siamo giustamente contro ogni forma di reclusione, ma quali sono gli spazi permanenti di discussione aperti per riflettere ad alternative?
Nel caso di violenze coniugali, la legge permette di proteggere le donne, ma non vogliamo riconoscere la forza della legge in generale
In realtà, ognuna delle nostre azioni porta più leggi: ad esempio la lotta per dare la possibilità alle donne a decidere del proprio corpo ha condotto alla legge sull’aborto, c’è una legge che riconosce lo stupro nelle coppia, ecc.
Una volta ottenuti, i cambiamenti per i quali lottiamo contribuiscono alla permanenza del capitalismo: più giustizia per le donne ma più prigioni costruite.
Quali strumenti di riflessione possiamo immaginare collettivamente per non soddisfarci più delle nostre analisi sommarie?
en français...

Durante ladyfest, ci sarà uno spazio dedicato al book crossing.
Book crossing? Ecco cos'è:
*****
Iscrivendo un proprio libro al sito *www.bookcrossing.com* è possibile condividerlo col mondo, seguirne il percorso fra persone diverse, lontane, sconosciute che hanno in comune proprio la lettura di quel libro.
*COME FUNZIONA*
La chiave del gioco è semplice: si registra il libro sulle pagine del sito *www.bookcrossing.com* e con questa operazione gli viene attribuito un codice numerico univoco, il *"BCID"* . Il codice va copiato sulla copertina o dentro il libro, anche più volte, insieme alla dicitura *"Libro Libero"* e
così equipaggiato, il libro, è pronto per essere *liberato*, vale a dire abbandonato (su un treno, una panchina o un *Ocz *) perché intraprenda una nuova destinazione.. A chi lo ritrova spetta il piacere di leggerlo e la possibilità di visitare il sito de BookCrossing inserendo il codice e scrivendo i propri commenti e impressioni. Dopodiché, si ricomincia.
Grazie a questo semplice meccanismo ogni libro lascia traccia della propria strada, di persone e luoghi incontrati, di sensazioni evocate.Tutto documentato nelle pagine del sito Web. Chi fa BookCrossing vuole condividere le emozioni che può dare un libro, non solo consigliandolo, ma prestandolo e diffondendolo.
*****
Faremo quindi una liberazione di libri durante la ladyfest.
Potete anche voi proporre e/o donare un libro in occasione dell'evento. Il risultato sarà la creazione di una bookshelf ladyfest, principalmente legato alle donne, le loro lotte, teorie, vissuti, ecc., per poter dare la possibilità ad altre/i di far leggere libri che sono importante per noi, per voi e di trovare libri che non conosciamo/conoscete da prendere e leggere.
Liberate i libri!!!
SABATO 7 LUGLIO a partire dalle ore 20 saremo ospiti di VILLA5 (nel verde parco della certosa a Collegno)
La serata prevede:
* aperitivo a buffet
* presentazione dell'ultimo n.ro di "ZAPRUDER" sui femminismi transnazionali
* dj set finchè reggono le gambe!
l'ingresso alla serata è di 10 euro comprensivi di aperitivo (con due consumazioni)
siete tutt* invitat*!
---->>>> come raggiungere villa5 <<<<----